Cosa sono le plastiche dure

Le cosiddette plastiche dure sono definite come materiali plastici “rigidi” che NON possono essere riciclati nella catena di riciclaggio standard. Si tratta di plastiche che costituiscono larga parte degli oggetti di uso quotidiano e comprendono:

  • PET (polietilenetereftalato): il polietilene tereflato o polietilentereftalato fa parte della famiglia dei poliesteri; si tratta di una resina termoplastica composta da ftalati adatta al contatto alimentare. Può esistere in forma amorfa (trasparente) o semi-cristallina (bianca-opaca), e presenta notevoli proprietà elettriche, di resistenza chimica, di prestazioni alle alte temperature (si decompone a 340°), di autoestinguenza e di stampaggio. Tra le principali applicazioni rientranti nelle plastiche dure si ritrovano: film, tubi, prodotti non alimentari legati a contenitori;
  • HDPE (polietilene ad alta densità): il polietilene è il più semplice dei polimeri sintetici ed è la più comune tra le materie plastiche. Si tratta di una resina termoplastica e si presenta in forma amorfa (solido trasparente) o cristallina (bianca), con ottime proprietà isolanti e di stabilità chimica. Nella sua variante ad alta densità si presenta poco ramificato ed ha quindi forze intermolecolari elevate, che gli conferiscono maggiore rigidità. Le applicazioni più comuni come plastiche dure sono: flaconi per il contenimento di detersivi o alimenti, giocattoli, tubi in plastica, legname in plastica, secchi e casse di plastica;
  • PVC (cloruro di polivinile): il cloruro di polivinile (o polivinilcloruro) è il polimero del cloruro di vinile ed è una termoplastica; si tratta del polimero più importante della serie ottenuta da monomeri vinilici ed è una delle materie plastiche di maggior consumo al mondo. Nasce come materiale puro, rigido, che se miscelato a prodotti plastificanti può divenire flessibile e modellabile. Le applicazioni più rilevanti di plastiche dure sono: tubi per l’edilizia, serramenti, pavimenti vinilici, vassoi, cassette e cd di plastic
  • PP (polipropilene): il polipropilene è una materia termoplastica che ha trovato le sue più vaste applicazioni nella forma isotattica. E’ caratterizzato da un elevato carico di rottura, una bassa densità, una buona resistenza termica (il punto di fusione è a 165°) ed all’abrasione. Tra gli oggetti comuni di plastica dura si ritrovano: bottiglie, imbuti di olio, articoli casalinghi e giocattoli;
  • PS (Polistirene): il polistirene è il polimero (termoplastico) dello stirene. A temperatura ambiente è una plastica rigida trasparente; a 70° diviene sempre più plastica e scorrevole, per iniziare a decomporsi a 270°, ed è un materiale molto adatto alla colorazione. Il polistirolo espanso (EPS) si ottiene immergendo il granulo di polistirolo in acqua e aggiungendo pentano. Il liquido viene poi compresso cosicché il pentano (insolubile in acqua) si diffonde all’interno del granulo, che ne risulta così caricato. Con il polistirene viene realizzato un gran numero di manufatti, dalle stoviglie monouso alle cornici, targhe, piastre.  

Si tratta di materiali che vanno a comporre diversi oggetti di uso comune, dai casalinghi ai giocattoli per bambini. Un elenco esemplificativo qui